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La vergine che scacciava i briganti e accompagnava i pastori


Lo spirito religioso è uno degli aspetti in cui s'identifica maggiormente l'Abruzzo. Tale spirito, percorre la vicenda antropologica e culturale della regione con una continuità che rende avvio dagli albori della Storia e giunge sino ai tempi attuali.

In Abruzzo, infatti, si può osservare ancora la sovrapposizione di culti e rituali di una religiosità popolare che, attraverso i santuari rupestri, le grotte degli eremi e le manifestazioni più recenti, esprime un originale rapporto col sacro, frutto, innanzi tutto, dell’intimo legame delle sue genti con la natura circostante. In effetti, al di là d’ogni esemplificazione folcloristica, le popolazioni d’Abruzzo hanno sempre ravvisato nella natura l’espressione del divino. Accade perciò che gli eremi nascosti tra le montagne (rifugio di santi e pastori), le abbazie disseminate nelle valli, i santuari e le piccole chiese di campagna come quella di Santa Maria della Croce di Pietranico, non rappresentino solo un dato storico, artistico e devozionale, ma esprimano la vera anima della gente d’Abruzzo, che si riconosce così nel culto dei propri santi e nelle celebrazioni a loro dedicate. Nel ricostruire l’origine di miti e culti religiosi abruzzesi appare evidente il loro legame  con il fenomeno della transumanza. Non a caso, sia il culto Mariano che quello altrettanto primordiale per San Michele Arcangelo si affermarono in Abruzzo proprio grazie ai pastori transumanti.
Il culto della Vergine pervenne in Abruzzo nel corso della prima evangelizzazione della regione (III sec. d.C.), e trovò il consenso nelle popolazioni rurali. In onore della Madonna furono costruite: la chiesa di Santa Maria di Picciano XI sec., S. Maria Assunta di Bominaco XII sec., S. Maria del Lago di Moscufo XII sec., l’Assunta di Atri XIII sec., S. Maria Arabona di Manoppello XIII sec. e S. Maria di Collemaggio de L’Aquila XIII sec.. Analizzando le vicende religiose relative ai secoli successivi, risulta che, nel tardo medioevo, il culto mariano divenne molto più sentito, tanto che, dal XIII al XV sec., negli stessi Abruzzi furono erette numerosissime altre chiese espressamente dedicate alla Vergine. Tra queste, la chiesa della Madonna delle Grazie di Civitaquana ed Alanno; quella dell’Annunziata de L’Aquila; Santa Maria Maggiore a Guardiagrele; l’Assunta di Caramanico, Castel di Sangro e Barisciano; quelle dedicate alla Madonna del Carmine a Pescocostanzo e Montesilvano; alla Madonna del Soccorso di Alfedena e Castel del Monte e lo stesso Oratorio di Santa Maria della Croce di Pietranico.
è molto probabile che anche a Pietranico  il culto mariano si sia affermato già agli albori del cristianesimo (III sec. d.C.), quando da Siponto, risalendo il tratturo che dal tavoliere delle Puglie giungeva nell’alta valle dell’Aterno, transitarono e sostarono, i martiri Eusanio, Giustino e Giusta, che in nome della Vergine evangelizzarono le giovani generazioni del luogo. L’esistenza del culto di Santa Giusta è testimoniato dai resti della chiesetta periferica e dal simulacro di Santa Giusta esistente presso la vecchia chiesa madre, abbattuta nel 1932, ed è avvalorato dalla cointitolatazione dell’attuale parrocchiale di Pietranico a S. Michele e S. Giusta e dagli studi dello storico abruzzese Prof Raffaele Colapietra. Altre notizie relative al culto di Santa Giusta, ci vengono offerte dal Codice casauriense redatto nel XII sec. dal monaco cronista Giovanni di Berardo dell’Abbazia di San Clemente a Casauria, che fa risalire al 1026 l’esistenza di una chiesa intitolata a “Santa Maria di Petraniqua” (C.182v), e ci informa che in“Peteliano”(cioè nello stesso territorio di Pietranico ) all’epoca esisteva un’altra chiesuola intitolata appunto a Santa Giusta. Non c’è dato sapere quando ed in quali circostanze la chiesa madre di Pietranico fu intitolata congiuntamente a S. Michele e S. Giusta, ma il fatto che quel titolo sussista tuttora, rivela che le popolazioni del luogo non hanno mai dimenticato i primordiali evangelizzatori del paese.
Altre attestazioni storiche inerenti la predilezione delle popolazioni del borgo pietranichese per la Vergine, sono state rinvenute nel 1954 presso gli archivi Vaticani da Padre Giovanni Odoardi <O.F.M.Conv.>. Si tratta di tre raccolte di decime papali ordinate ad Avignone da Giovanni XXII  tra il 1324 ed il 1328, sulle quali si legge che  la Chiesa madre di Pietranico è sempre detta di “Santa Maria”.
L’amore del popolo di Pietranico nei confronti della Vergine subì un affievolimento solo nel XVII sec., in seguito ai grandi eventi storici e religiosi che interessarono l’Europa nel periodo della Riforma protestante. La chiesa di Roma cercò di rafforzare la propria credibilità consolidando il culto mariano, in tutta la penisola vennero costruite chiese e luoghi sacri dedicati alla Madonna, e a Pietranico, anche in seguito all’apparizione della Vergine nel 1613,  fu avviata l’erezione dell’Oratorio della Madonna della Croce che avvenne nel 1618. Tale data e avvalorata dall’iscrizione anonima posta nella controfacciata dello stesso Oratorio (trascritta il 27 ottobre 1878 da A. De Nino in un documento conservato presso l’Arch. di Stato di Sulmona), e da quanto trascritto da un autore anonimo nel testo delle “Notizie sull’Apparizione della Vergine in Petranico del 25 marzo 1613”, rinvenuto presso l’Arch. di Stato di Chieti nel 1883.
Da allora l’amore dei pietranichesi rimase immutato e Santa Maria della Croce divenne il simbolo indiscusso della loro fede e devozione, richiamando ben presto in loco una moltitudine di fedeli dai luoghi più disparati d’Abruzzo, come attestano due importanti monografie dedicate alle Madonne d’Abruzzo del sociologo Giuseppe Profeta e dall’antropologo Padre Donatangelo Lupinetti.
Ancora oggi a Pietranico si onora la vergine in occasione di coinvolgenti manifestazioni che si svolgono a maggio e settembre.
Ogni anno, infatti, il 2 e 3 maggio ed il  14 settembre, i pietranichesi continuano ad onorare e festeggiare la Beatissima Vergine della Croce sia in paese, sia all’Oratorio.
È opportuno fare una distinzione tra la festività del 2 maggio e quelle del 3 maggio e 14 settembre, poiché commemorano due avvenimenti storici diversi.

All’imbrunire del 2 maggio, il simulacro della Madonna della Croce è portato in processione per le vie del centro storico tra imponenti e crepitanti fiamme che s’innalzano al cielo dagli innumerevoli falò di ginestre, accesi da ciascun nucleo familiare per commemorare e ringraziare la Vergine. Gli antropologi più volte interpellati a riguardo hanno unanimamente asserito che quei fuochi trovano spiegazione in antichissimi rituali solari di propiziazione agraria. Gli anziani di Pietranico sostengono invece che, secondo la tradizione, tramite quei falò (glì favure), i pietranichesi rinnovano la loro gratitudine alla Madonna per aver salvato secoli or sono il paese da un’incursione di briganti che s’apprestavano ad assalirlo e depredarlo. L’una e l’altra ipotesi potrebbero essere attendibili ma a far propendere per quella leggendaria, c’è un manoscritto del settembre 1892 trascritto sulla “Rivista Abruzzese delle Scienze e delle Lettere Teramo, Anno VII, Fascicolo IX” dall’antropologo ed Isp. onorario dei Monumenti del Circondario di Sulmona Antonio De Nino. In questo testo, che ho recentemente rinvenuto presso la biblioteca Prov. di Chieti,  il noto cronista delle faccende inerenti al Governo Spagnolo Barone Annibale Corvi rivela che: “Quattrocento banditi assoldati a L’Aquila dalla Corte Spagnola per andare alla guerra di Messina, dopo aver disertato si diedero alla macchia e cominciarono a fare ricatti ed a mettere a sacco e fuoco varii paesi, tra i quali il 18 marzo 1675 rimase vittima Pretanico” e che gli stessi briganti continuarono ad assalire e depredarlo nei periodi successivi. Pur se non vi è un esplicito riferimento alla rievocazione storica e religiosa, Corvi dimostra che all’epoca gli Abruzzi erano infestati da bande di briganti che assalivano e depredavano i centri isolati ed indifesi della regione, in considerazione di questo si può ipotizzare che anche il 2 maggio 1675 si siano ripetuti gli stessi eventi.
Le manifestazioni del 3 maggio e del 14 settembre sono invece riconducibili in qualche modo alla cultura pastorale e transumante. In quei giorni la statua della Madonna della Croce, accompagnata dal Parroco e da una moltitudine di fedeli, è portata in processione per circa due chilometri dalla chiesa parrocchiale fino all’Oratorio per rievocare la miracolosa apparizione della Vergine del 1613. L’esistenza di un legame tra il rito e la cultura pastorale è dimostrata dalla singolarità di quei pellegrinaggi, che si strutturano difatti in un viaggio dell’immagine sacra dal centro del paese all’Oratorio (dove un tempo restava fino a settembre) e viceversa, secondo un sistema d’esibizione del sacro lungo le vie di passaggio, derivante tra il confronto di due opposte culture: quella nomade e quella stanziale. Ciò detto, è peraltro avvalorato anche dal fatto che, le date in cui ricorrono le feste patronali (il 3 maggio ed il 14 settembre), rientrano nell’intervallo immediatamente precedente a quello che era per convenzione il periodo di ritorno della transumanza dalle Puglie agli Abruzzi (25 maggio), ed in quello che invece precedeva la transumanza di partenza dagli Abruzzi alle Puglie (25 settembre).

 

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