La Madonna di Pietranico
Storia, restauro e ricostruzione di un’opera in terracotta
Nel volume viene ampiamente documentato l’attento e complesso lavoro di restauro reso possibile dalla generosità dei tanti donatori d’oltreoceano che in breve tempo hanno raccolto 110.000 dollari. L’intervento di recupero, della scultura gravemente danneggiata dal sisma abruzzese del 6 aprile 2009, è stato finalizzato alla ricostruzione dell’opera, considerando tutti gli aspetti conoscitivi e tecnici necessari alla conservazione, ma anche quelli relativi alla sua valorizzazione cercando di comprenderne i valori storici e devozionali, attraverso l’analisi della storia conservativa ed una ricerca riguardo il territorio di origine.
Cogliere l’occasione del restauro per recuperare il contesto di appartenenza di un’opera è sempre un’importante momento di conoscenza e di salvaguardia della memoria storica del manufatto, ma soprattutto del luogo e delle tradizioni di una comunità.
Proprio dal presupposto che le opere edificate ed i beni esistenti costruiscono il tessuto figurativo, simbolico e concreto di ciò che è comune, le opere d’arte diventano di fatto i depositari ed i promulgatori di quei valori antropologici e territoriali, che compongono la memoria storica su cui le comunità si fondano e si articolano, insomma un sostanziale riferimento di appartenenza alla socialità.
Tra questi elementi, molti sono quelli determinati da ciò che si può definire un “valore aggiunto”, che la collettività riconosce e trasferisce all’oggetto prescelto per rappresentarla; e questo è il caso soprattutto per le opere create per il culto.
Nel caso del restauro e della ricostruzione della Madonna in Trono di Pietranico, tale principio ha guidato le diverse scelte metodologiche e le tante considerazioni per giungere a definire cosa bisognava restituire al termine del lavoro.
Ricomporre dunque la scultura in pezzi affinché tornasse ad essere riconoscibile come immagine devozionale, ma ricomporre anche la sua storia conservativa e le memorie raccontate.

