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Le strade dei pastori


I tratturi, calles oviariae ai tempi di Roma e tractorias nei codici di Teodosio e Giustiniano, rappresentano la diretta testimonianza della sopravvivenza di strade formatesi in epoca protostorica in relazione a forme di produzione fondate sulla pastorizia.

E’ innegabile pertanto la loro funzione storica, essi hanno caratterizzato nel tempo gli aspetti del paesaggio, la topografia e persino la morfologia dei centri abitati. In buona sostanza, quindi, costituiscono, nel loro insieme, un monumento di estrema importanza nella storia socio-economica dei territori attraversati dalla transumanza, in particolar modo Abruzzo, Molise e Puglia.
La transumanza è comunque praticata già in epoca preromana, ma è con i romani che essa viene per la prima volta irregimentata: ne fanno fede le calles oviariae (molte delle quali sarebbero poi divenute le attuali strade principali abruzzesi) menzionate dagli storici latini.
Varrone è il primo fra essi a parlare esplicitamente, nel de re rustica, della transumanza, attestando l’esistenza di grandi spostamenti di greggi nelle calles fra l’Apulia, il Reatino e la Sabina. I pastori erano soggetti alla scriptura, cioè ad una tassa sul godimento dei pascoli, soltanto se i capi di bestiame eccedevano un certo numero, secondo la più antica lex agraria epigrafica del 111 a.C. Le ampie vie erbose sono quindi lo strumento indispensabile alla pratica della transumanza cosiddetta orizzontale, lo spostamento cioè di grandi masse di animali erbivori (soprattutto ovini) dalla montagna alla pianura nei mesi freddi. La rete dei tratturi è imposta dalle caratteristiche geomorfologiche e climatiche delle zone attraversate. Basta una rapida occhiata ad una carta dell’Italia centro-meridionale per capire come nel tempo si siano consolidati dei precisi, e in qualche modo obbligati, percorsi adatti a tale scopo. Il tratturo infatti non deve servire soltanto da semplice supporto al passaggio delle greggi, ma anche alla sopravvivenza stessa degli animali. Vie erbose, infatti, che gli animali possano utilizzare durante la traversata, vie comode, con deviazioni e passaggi più agevoli tra le montagne, vie attrezzate, con punti di sosta e riposo sia per gli uomini che per gli animali, vie finalizzate infine (e ciò a partire dalla metà del XV secolo) con punti di arrivo e ristoro nelle pianure, con funzione di sosta controllata dalle autorità sia per la conta dei capi a scopo fiscale, sia per una corretta assegnazione delle zone pascolive. Fino alla metà del XV secolo tale ultima situazione non si era ancora verificata: i primi arrivati si accaparravano i pascoli migliori e via via i successivi a scalare. Tale situazione, esasperatasi nel tempo, spinse gli Aragonesi, sulla base della secolare esperienza della Mesta spagnola, ma anche nella lucida previsione di benefici economici non indifferenti, ad irregimentare tale enorme movimento, sia fiscalizzando il passaggio dei capi, sia concedendo in affitto i pascoli demaniali della Capitanata. Le stime degli esperti dell’epoca erano enormi, ed enormi furono infatti gli introiti. Fu così istituita la “Regia Dogana della mena delle pecore di Puglia”, che dal 1° agosto 1447 registrerà e regolerà in modo minuzioso il passaggio transumante di ogni singolo capo per i successivi trecentocinquanta anni, raggiungendo punte di passaggio di circa 2.000.000 di capi annui.
Una Carta Ufficiale dei Tratturi, redatta nel 1959 dal Commissariato per la reintegra dei tratturi di Foggia, conta 14 tratturi principali, 71 tratturelli, 13 bracci (di congiungimento fra i tratturi principali) e 9 riposi. Anticamente, però, la definizione di tratturo principale era riservata solo a tre di questi percorsi, che oggi si chiamano L’Aquila-Foggia, Celano-Foggia e Pescasseroli-Candela. Nella prima descrizione conosciuta di questi percorsi (Coda M., Breve discorso del principio, privilegi et instituctioni della Regia Dohana della mena delle pecore di Puglia. Napoli, 1666) si evince che il primo di essi (tratturo magno) partiva dall’Aquila e, passando per la piana di Navelli, seguendo l’antica via Claudia Nova, raggiungeva Pietranico, Manoppello, Bucchianico, Montenero di Bisaccia, Serracapriola fino al riposo del Saccione (Foggia).
Il secondo tratturo, cosiddetto Celano-Foggia, partiva in realtà da Massa d’Albe, raggiungendo poi Celano, quindi saliva all’Altopiano delle Rocche e scendeva a Popoli (in seguito fu preferita la via che da Celano saliva a Forca Caruso e scendeva a Sulmona, seguendo l’antica via Claudia Valeria), dopodichè raggiungeva Foggia passando per Selcito, S. Giuliano di Puglia e Lucera.
Il terzo tratturo partiva da Pescasseroli (raccogliendo in realtà le numerose greggi provenienti dai paesi della Marsica orientale (Gioia, Lecce, Ortona, Vallelonga) e, attraverso l’Alto Sangro, raggiungeva Alfedena, Isernia, Boiano, Rocchetta S. Antonio e Candela (ricalcando in gran parte l’antica via Numicia).
In realtà esisteva un quarto tratturo principale, menzionato in documenti successivi, il Castel di Sangro-Lucera, che passava per Campobasso, la Val Fortore, Volturara Appula fino a Lucera.
Nei secoli successivi la classificazione dei tratturi, tratturelli e bracci si è dilatata in modo ampio, ma ad un attento osservatore non sfugge il fatto che quasi tutti questi percorsi alla fin fine non fanno che ricalcare le antiche vie romane. Anzi, al contrario, poichè la transumanza ha sicuramente origini preromane, sono state queste ultime a svilupparsi su tracciati oviari antichissimi aventi origini con le origini stesse dell’uomo raccoglitore-agricoltore-pastore.

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